LETTERA DEL GOVERNATORE GENNAIO 2019

LETTERA DI GENNAIO Mese dell’Azione professionale: (Vocational Service Month)

Cari Rotariani e Rotariane del Distretto 2072,
Buon Anno a tutti Voi e a tutti i vostri Cari!

Inizio il 2019 con il ricordo della recente celebrazione della Festa del Tricolore, evento annuale che si tiene a Reggio Emilia in onore del 7 gennaio 1797, nascita della Repubblica Cispadana e della bandiera, con la composizione dei colori dello stendardo adottata su proposta dall’abate lughese Giuseppe Compagnoni. Per gli amici della numerologia, oggi siamo giunti al 222esimo anniversario.

Come ogni anno il Rotary Club di Reggio Emilia ha organizzato un Convegno insieme all’Amministrazione Comunale, in cui si è reso omaggio ad una figura reggiana di spicco, quest’anno individuata in Lazzaro Spallanzani (Scandiano 1729 – Pavia 1799), gesuita e brillante biologo, divenuto titolare della cattedra di Scienze Naturali dell’Università di Pavia. Qui crea il museo di storia naturale, mentre costituisce una collezione privata nella propria casa natale con reperti zoologici, paleontologici, mineralogici, litologici, botanici e oggetti di arredo. Alla sua morte la collezione di Scandiano viene donata al Municipio di Reggio Emilia e tuttora è esposta nelle sale del Palazzo dei Musei della città, dove è possibile ammirarla nell’allestimento del 1883 con le vetrine ad armadio originali, mentre la presentazione degli oggetti segue una scansione cronologica. Il Convegno è stato magistralmente coordinato dal Presidente del Club Lorenzo Ferretti Garsi e ha visto alternarsi alcuni interventi, tra cui quelli di Giuseppe Fracasso e Elisabetta Farioli, nonché i saluti dei sindaci di Reggio e di Scandiano, Luca Vecchi e Alessio Mammi, di chi scrive e del DGE Angelo Oreste Andrisano, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Modena e Reggio.

Ma l’intervento centrale del Convegno, che ha rapito l’attenzione del folto pubblico e di chi scrive nell’Aula Magna “Manodori”, è stata la suggestiva Lectio Magistralis di Elena Cattaneo. Classe 1962, ordinario di farmacologia alla Università degli Studi di Milano e senatrice a vita, ha emozionato la platea con una partecipata descrizione della malattia genetica e neurodegenerativa nota come Corea di Huntington (HD = Huntington Disease), gergalmente conosciuta come “Ballo di San Vito”. Nel corso dei propri studi e ricerche, la Cattaneo ha scoperto che l’origine della malattia si trova nel genoma umano e in particolare in un eccesso di triadi CAG delle quattro molecole (A, T, C, G) disposte nel filamento del DNA. In breve se si supera il numero di 35 CAG la persona è sicuramente predisposta a contrarre la malattia, anche se un alto numero della triade (27-35) è indice di una maggiore quantità di materia grigia nel cervello. Quindi le persone affette da HD, avverte la Cattaneo, «non sono un “errore genetico”», bensì, paradossalmente, qualcosa come «la conseguenza di una spinta evolutiva, un esperimento dell’evoluzione». Mentre gli studi l’hanno condotta ad lavorare ad un farmaco molecolare che rallentasse il decorso della malattia e ne bloccasse l’insorgenza, la studiosa milanese ha inoltre scoperto che una significativa quantità di persone affette da questa malattia viveva in precarie condizioni nel Venezuela. Un’idea originale e vincente è stata quella di fare incontrare molte di queste persone con Papa Francesco, in un evento che si è tenuto in Vaticano nel maggio 2017. Mentre illustrava le immagini delle dure condizioni di vita in Venezuela e dell’incontro con il Papa, la voce della studiosa si è leggermente incrinata, ha abbandonato per qualche attimo la sicura e rigorosa esposizione assertiva da ricercatrice per mostrare una partecipazione sorprendente e vera. È stata una bella occasione per acquisire nuove conoscenze, ma anche per assistere al momento in cui la professione diventa vocazione, quando ciò per cui ci siamo sentiti “vocati” non è solo un mestiere, bensì ci coinvolge anche nelle nostre emozioni con un alto grado di empatia, di compartecipazione, in definitiva di ispirazione. E i numerosi presenti, tra cui molti rotariani, hanno percepito l’attenuarsi del rigore scientifico a favore del pathos e hanno tributato alla Cattaneo alcuni minuti di applauso.

L’emozionante esperienza di Reggio ci consente di introdurre in maniera inaspettata il tema del mese di gennaio, vale a dire l’Azione Professionale. Con le parole di Barry Rassin nella sua Lettera del mese, l’Azione Professionale «può essere difficile da definire, ma è facile da descrivere: è semplicemente il punto in cui le nostre vite rotariane e professionali si intersecano. Quando mettiamo in pratica i nostri ideali del Rotary attraverso il nostro lavoro, questo è un’azione professionale». Ed ancora, nel proseguo, ricorda che «il Rotary sottolinea la dignità di ogni professione e il valore di ogni chiamata», e i primi quattro soci avevano professioni diverse che «non includevano medici o pacificatori». Infatti Gustavus E. Loehr era un irlandese cattolico e faceva l’ingegnere minerario. Silvester Schiele era un ebreo tedesco che commerciava in carbone. Hiram Shorey era un sarto svedese protestante. Paul Percy Harris era un avvocato americano protestante del New England. Nel corso dell’anno 1905 entra il quinto rotariano, Harry Ruggles tipografo, che fu il primo tesoriere. Disegnarono una ruota di carro come simbolo del Rotary e decisero di cantare insieme ad ogni incontro. Quel gruppo assunse il nome di “Rotary Club di Chicago”. Nel racconto di Paul Harris si sottolinea questa caratteristica: «Il gruppo crebbe, in numero, ma anche nell’amicizia, nello spirito di solidarietà gli uni verso gli altri e anche nei confronti della nostra città. Il banchiere e il panettiere, il pastore e l’idraulico, l’avvocato e il commerciante scoprirono che in fondo le loro ambizioni, i loro problemi, i successi ed i fallimenti erano molto simili». La rigida suddivisione in categorie professionali divenne oggetto di riflessioni collettive riportate dallo stesso Harris: «spesso mi è stata rivolta questa domanda: “Perché i Rotary limitano l’appartenenza ad un solo rappresentante di ogni mestiere o professione?”. Perché il nostro esperimento ha dimostrato nella pratica che questo contribuisce a formare una comunanza congeniale fra gli appartenenti, non suscita gelosie professionali, incoraggia l’assistenza reciproca, stimola l’orgoglio per la propria occupazione ed allarga la propria mente e la solidarietà nei confronti della realtà, dei successi e dei problemi di altre occupazioni».

Questa rigida impostazione monoprofessionale, tipica di una fase sperimentale, è successivamente stata stemperata dal progressivo articolarsi interno alle professioni stesse. Ma la questione rimane dirimente, come si legge ancora nella Lettera di Rassin: «sin dall’inizio, la diversità di queste professioni ha dato al Rotary una forza speciale. E questa diversità si riflette nel nostro sistema di classificazione, che mira a garantire che ogni club rappresenti l’intera gamma di imprese e professioni che servono ciascuna comunità». Senza diversity professionale non ci sarebbe quella caratteristica fondativa nei Rotary Club della suddivisione in categorie professionali, ad ognuna delle quali noi siamo stati vocati, o, riprendendo le parole del grande Andrea Palladio, «da naturale inclinatione guidati». Ed è quindi principalmente nello svolgimento del lavoro che noi diveniamo un esempio di eccellenza, efficienza ed efficacia ma anche di responsabilità e tolleranza nel segno del «servire al di sopra di ogni interesse personale», divenendo pontifex tra situazioni diverse. Riprendendo ancora le parole della Lettera di gennaio di Barry Rassin, noi «passiamo solo un’ora o due alla settimana alle riunioni del Rotary, ma la maggior parte di noi trascorre la maggior parte del tempo al lavoro. Attraverso il Rotary, quelle ore sono anche un’opportunità per il servizio: una possibilità di essere l’ispirazione per coloro con cui lavoriamo, per coloro che lavorano per noi e per le comunità che serviamo».

Nel corso della nostra vita da rotariani torna spesso inoltre questa preoccupazione: ricordarsi che il nostro lavoro è fatto di capacità professionale unita ai comportamenti etici e all’osservanza dei codici deontologici. Ciò costituisce in definitiva il vero elemento di successo e un fattore importante nello sviluppo delle attività professionali e di conseguenza economiche. Senza integrity morale ed etica non potremmo essere d’esempio, in quanto noi rotariani siamo cooptati e scelti in base alla nostra buona reputazione professionale e alla capacità di condividere i service; ma è proprio attraverso il nostro lavoro che mostriamo e testimoniamo anche i valori ideali che seguiamo, cominciando da quelli rotariani.

Le parole di Barry Rassin e di Paul Harris sulle selezione dei “migliori” nell’etica del lavoro ci sono di ispirazione e ci ricordano inoltre che uno dei programmi più belli del Rotary è il VTE (Vocational Training Exchange), in cui lo sguardo al futuro, ai giovani, si coniuga alle loro capacità di dimostrare la loro emergente professionalità. Il Programma prevede la costituzione temporanea di un gruppo di giovani professionisti, di cui si è intravista in nuce l’eccellenza, il Vocational Training Team (VTT), selezionati per partecipare ad uno scambio culturale e professionale con altrettanti colleghi di stati esteri. Per un fortunato caso del destino quest’anno il VTE del Distretto 2072 sarà composto da giovani che esercitano il mio stesso mestiere, vale a dire sono architetti. A loro spetta in sorte come Training Leader Aida Morelli, architetto rotariano ravennate, che ringrazio per quanto farà conducendoli a Buenos Aires per incontrare altrettanti giovani colleghi argentini e in generale il mondo della professione dell’architetto, dell’urbanista, del designer. E qui l’occasione mi è propizia per ringraziare Clemente Ingenito, socio del Rotary Club di Sassuolo e Presidente della Sottocommissione VTE-VTT, per il lavoro già svolto finora e per quello che lo aspetta in futuro.

Ma se le Muse mi sono state di ispirazione per la Festa del Tricolore e per il VTE, non posso ugualmente non menzionare quelle all’opera nella Squadra Distrettuale, già alacremente in Action per attuare il programma di mandato nel secondo semestre: Patrizia Ravagli e Marisa Rossi, due pilastri del Distretto, cui aggiungo la brava Barbara Ravaccia.
Infatti i prossimi sei mesi saranno pieni di impegni, perché, oltre a tutte le bellissime iniziative che ciascuno dei Club sta progettando e realizzando, il Distretto propone una ultima serie di occasioni formative e di confronto, strutturate dalla seguente Road Map:

– Rotary Day (23 febbraio, Repubblica di San Marino);
– Seminario sulla Leadership (16 marzo, Rimini);
– Forum sull’uso consapevole delle risorse naturali (23 marzo, Bologna), a cura della Commissione Distrettuale Agro Alimentare;
– Seminario sulla Cultura (13 aprile 2018, Reggio) a cura della Commissione Distrettuale Cultura;
– Visita e premiazione delle classi vincitrici del concorso sul Progetto Nazionale Spreco Alimentare (10 maggio, Bologna, Parco Agroalimentare di FICO);
– Congresso Distrettuale D 2072 (17-19 maggio, Ravenna)

Oltre agli eventi organizzati da Club e Distretto, ricordo inoltre l’International Convention Hamburg 2019, in programma nel grande porto anseatico tedesco dal 1 al 5 giugno. Per chi volesse sperimentare la componente internazionale del nostro sodalizio, questa rappresenta un’occasione quasi irripetibile, in quanto per i prossimi anni l’evento si terrà lontano dal territorio europeo. Stiamo organizzandoci per avere uno stand in cui mostrare quello che si è fatto, tra Club e Distretto.

Quindi l’appuntamento per i Presidenti di Club dell’anno 2018-2019 è per il 23 febbraio nella Repubblica di San Marino. Ci incontreremo per celebrare il 114esimo anniversario della fondazione del nostro sodalizio. La scelta del luogo è scontata. Il Distretto 2072 ha in sorte una caratteristica speciale, quella di avere uno Stato sovrano nel proprio territorio e questa è una particolarità che in Italia condividiamo soltanto con il Distretto 2110, ovvero Sicilia e Malta. Inoltre, come si legge nella motivazione dell’iscrizione di San Marino e il Monte Titano nella Lista dei luoghi Unesco nel luglio 2008, essi «costituiscono una testimonianza eccezionale dell’istituzione di una democrazia rappresentativa fondata sull’autonomia civica e l’autogoverno, avendo esercitato con una continuità unica e senza interruzione il ruolo di capitale di una repubblica indipendente dal XIII secolo». A San Marino avremo occasione per confrontarci su quanto fatto e in corso di realizzazione da parte dei 54 Club del nostro Distretto. Ogni Club avrà 3 minuti di tempo per illustrare la propria attività di service, gli obiettivi già conseguiti e quelli in corso di realizzazione, in vista del Congresso Distrettuale che si terrà a Ravenna il 18 e 19 maggio.

Al termine della mattinata del 23 febbraio con qualche amico Governatore e con Andrea Segré faremo una conferenza stampa per fare il punto della situazione sul Progetto Nazionale Spreco Alimentare sulla base della Road Map che ho segnalato.

Quindi Augurandovi un grande 2019, proficuo e felice,
e una buona Azione Professionale,
vi saluto con piacere.

Buon Rotary!

Paolo