Pupi Avati ospite a Bologna

22 Ottobre 2019 – Hotel Savoia Regency, Bologna

Interclub R.C. Bologna, Bologna Ovest Guglielmo Marconi, Bologna Sud, Bologna Valle del Samoggia.

“ANDREA MAIOLI responsabile QN della cultura e critico cinematografico intervista il regista PUPI AVATI”

Il bolognesissimo  Pupi Avati , regista di fama mondiale , ha letteralmente entusiasmato i rotariani di quattro Club del gruppo Felsineo accorsi in gran numero presso il Savoia Hotel Regency , per ascoltare le parole del “Maestro” , titolo  sintetico che riassume l’essenza artistica di Pupi Avati ; dopo le prime battute dell’intervista del critico cinematografico Andrea Maioli, il “Maestro” ha risposto con un fiume di parole trascinando l’uditorio nel mondo fantastico , e pur reale, del suo cinema.

Storie vissute attraverso la lente di un’estetica che avvolge e colora la vita di tutti i giorni, per donare allo spettatore l’essenza del vissuto. Pupi Avati, sollecitato dalle domande di Maioli ha ripercorso le prime fasi della sua parabola umana ed artistica, raccontando con irresistibile ironia i primi approcci con una bellissima ragazza che lo attirò come una calamita e che presto diventò sua moglie; oppure facendoci rivivere , nel corso di una vera e propria recitazione , gli ingenui propositi di un Pupi Avati poco più che adolescente proiettato nel mondo della musica jazz , con un bel complesso musicale (la Doctor Dixie Jazz Band, guidata dal ginecologo-musicista Nardo Giardina, storico socio del Club Bologna Sud)  con il quale andare in giro per l’Europa, lui clarinettista, in un avvio sfolgorante di speranze, naufragate rapidamente appena nel gruppo fece ingresso un ragazzino che suonava il clarinetto (“ma sì dai, anche due  clarinetti vanno bene in un gruppo jazz”) : si chiamava Lucio Dalla all’epoca ancora sconosciuto, ma dotato di vera arte, al cospetto della quale il nostro Pupi avvertì di essere del tutto inadeguato, così da prendere la difficile decisione di abbandonare la musica  (ma il clarinetto è restato sempre il suo strumento preferito)  per rivolgersi al cinema, complice, nel 1964, la visione del film “Otto e mezzo” di Federico Fellini, ”quel film mi fece capire con tutta la sua straordinaria forza che il cinema era uno strumento meraviglioso capace di ampliare la realtà”  “ricordo di essere uscito da quella proiezione con la precisa consapevolezza di quello che avrei fatto nella vita” (citazioni testuali riportate nel bel libro scritto da Andrea Maioli sulla vita di Pupi Avati e presentato nella serata del 22 ottobre) .

Il Maestro Pupi Avati ci ha condotto così nella fascinazione che l’arte cinematografica aveva ormai assunto per lui; fin dall’inizio raccolse intorno a sé un gruppo di amici e, con il generoso contributo del misterioso “Mister X” (Carmine Rizzo), realizzò  due film : “Balsamus, l’uomo di Satana” e “Thomas …. gli indemoniati”  dal successo poco entusiasmante ma raccontati ironicamente dal nostro regista con una esilarante descrizione dei primi  sprovveduti passi di un regista che ha già chiaro il suo destino ma che fatica a trovarne la realizzazione pratica; vicende attraversate da crisi profonde e intuizioni folgoranti come nell’episodio sulla ricerca della protagonista del film “Thomas”:  Pupi Avati cercava un’attrice bionda (“volevo un’interprete che somigliasse a Grace Kelly”) e nonostante i tanti provini la ricerca era stata vana; alla fine si era presentata una ragazza bruna che lui in un primo  momento aveva scartato per il colore dei capelli ma che poi, al termine del provino insistentemente richiesto dall’aspirante attrice, aveva entusiasticamente approvata, profondamente  colpito dalle sue capacità recitative: era la ancora sconosciuta Mariangela Melato.

I rotariani presenti sono stati così trascinati nel mondo di per sé magico del cinema, colorato dalla visione onirica del Maestro Pupi Avati che con irruenta verve affabulatoria, ha fatto vivere le storie della sua giovinezza in contatto con tanti artisti; toccante il racconto dell’incontro e poi della lunga ed importante collaborazione con Pier Paolo Pasolini, per il quale scrisse la sceneggiatura di “Salò e le 120 giornate di Sodoma”.

Rispondendo alla domanda di una signora in sala, il regista ha confidato di avere ancora molti progetti e tanti sogni nel cassetto, non ultimo un film sulla vita di Dante Alighieri (da lui definito “personaggio in larga parte misterioso” ) da girare per il 2021 , nella ricorrenza del 700° anniversario della sua morte; sarà certamente un capolavoro come tantissime sue opere!!

Al termine dell’indimenticabile serata al regista è stata donata la magnifica riproduzione in grande formato della fotografia dei Portici di Bologna realizzata dal socio del Bologna Ovest Giuseppe Montevecchi il quale, in affiancamento al fotografo ufficiale della serata, il bravissimo Bartolo Sicari, ha scattato anche le bellissime foto che potete guardare e scaricare cliccando qui sotto.

Domenico Gentile – R.C. Bologna Ovest Guglielmo Marconi

Guarda le foto di Giuseppe Montevecchi

Guarda le foto di Bartolo Sicari