R.C. Bologna Sud al 5° Workshop Nazionale sugli “Stati vegetativi e gravissime disabilità”

Con l’adesione del R.C. Bologna Sud si è svolto sabato 21 settembre, presso l’Istituto Veritatis Splendor di Bologna, il 5° Workshop Nazionale sugli “Stati vegetativi e gravissime disabilità” per la cui organizzazione, anche quest’anno, molte energie sono state profuse da Gianluigi Poggi, Presidente della “Commissione per le disabilità” del R.C. Bologna Sud” e Presidente di “Insieme per Cristina onlus”, l’associazione delle persone riunitesi nel tempo accanto a Cristina Magrini, nei quasi 38 anni da lei vissuti in stato di minima coscienza.

Nell’intervento di apertura dei lavori Gianluigi Poggi ha riassunto il “testamento virtuale” di Cristina Magrini, ponendo in evidenza come troppo spesso venga trascurata nella sua concretezza operativa la realizzazione del diritto alla vita, sia della persona affetta dalla patologia invalidante sia di chi si trova a prestare la necessaria assistenza, tutti i giorni e tutte le ore.

Il diritto alla vita va rispettato, comunque questa sia vissuta, e al disabile deve essere offerta, nella realtà quotidiana, la possibilità di “vivere meglio”, di privilegiare l’opzione per la vita rispetto a quella per la morte.

Per raggiungere questo scopo i diritti dell’invalido e dei suoi caregiver non possono essere compressi e non devono incontrare limitazioni assurdamente contrastanti con le evidenti esigenze della comune esperienza giornaliera; l’assistenza domiciliare, ad esempio, non può essere limitata a cinque giorni alla settimana, come se la vita non avesse il suo corso ordinario anche nei due giorni rimanenti.

Allo stesso modo devono essere forniti i servizi di vitale importanza, quali la fisioterapia, e devono essere stabiliti ed erogati assegni di cura di entità sufficiente perché le persone in stato vegetativo possano essere mantenute in condizioni degne, possibilmente presso il loro domicilio.

La scelta di morire non è una espressione di libertà autentica, ma costituisce sottomissione a circostanze esteriori, quali la sofferenza, che possono indurre a ritenere giunto il momento di sottrarsi alla dimensione collettiva della vita. Questo l’assunto sviluppato nel suo intervento da S.E. Mons. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna, che ha posto in evidenza come il vero antidoto all’eutanasia sia l’amore. La scelta di morire non rappresenta una vera manifestazione di libertà perché alla sofferenza si può rispondere con le risorse della scienza e delle cure disponibili: ogni ostacolo che renda difficilmente accessibili queste cure, e specialmente le cure palliative, deve essere considerato inaccettabile e assolutamente “indecente”. La vita, inoltre e soprattutto, va riconosciuta e protetta anche nelle sue manifestazioni più misteriose e sconcertanti, allontanando da noi l’dea di intenderla come mera manifestazione di efficiente vitalismo; limitare all’aspetto dell’efficientismo vitalistico la visione e la valutazione della vita assume caratteristiche “pornografiche”, trattandosi  dell’esibizione di un modo di essere adulterato, di un insieme di condizioni che nella realtà non esistono perché ogni vita è fragile per sua natura, dipendendo dal soffio vitale dell’amore del Creatore e sviluppandosi nella necessità del rapporto di amore con gli altri.

A soddisfare questa esigenza di rapporto interpersonale provvedono generalmente, con risoluta efficacia operativa, i familiari dei disabili alla cui attività, preziosa ed imprescindibile, sono stati dedicati ampi spazi, di tempo e di contenuto, in tutte le relazioni che si sono succedute durante l’workshop.

La mancanza di attenzione nei confronti dei caregiver familiari è, purtroppo, cronica mentre l’indifferenza verso il loro impegno è tanto sorprendente quanto scandalosa. Sarebbe sufficiente una minima dose di volontà politica per garantire loro il riconoscimento dei diritti elementari, per assicurare il dovuto sostegno giuridico ed economico, fondamentale per portare a conclusione, con dignità e sicurezza, quel compito che si sono trovati ad assolvere e che costituisce motivo e ragione di progresso autentico per la comunità intera.